414 anni fa il Taglio di Porto Viro – il 16 settembre 1604 nasceva il Delta moderno

Il territorio della provincia di Rovigo iniziò ad avere l’attuale configurazione nel XII secolo, quando nel 1152 con una serie di rotte nei pressi di Ficarolo il fiume Po iniziò a far defluire le proprie acque nell’alveo che ancora oggi le convoglia e che all’altezza di Papozze si divide nel Po di Ariano o Po di Goro e quello principale che trovava sbocco a mare nei pressi di Fornaci a nord di Donada.

In precedenza il Polesine si era ridotto a nord dopo la rotta dell’Adige al Pizzon nei pressi di Badia Polesine (anno 1000).

Dopo la rotta di Ficarolo si assiste ad una lenta agonia del Po di Ferrara e dei suoi rami di Volano e Primaro.

Nel corso del Cinquecento l’intera area venne interessata da una lunga serie di alluvioni che crearono non pochi danni all’economia dell’intera area bassopolesana.

In questo periodo il Po si univa al mare attraverso tre rami: Po di Tramontana a nord-est, Po di Levante ad est e Po di Scirocco a sud-est.

Come scrive Piergiorgio Bassan (Il dominio veneto nel Bassopolesine, vol I , Abano Terme 1972, pp133-147) i rami di Tramontana e Scirocco nel 1556 erano secondari poiché la maggior parte delle acque scorreva nel ramo di Levante, al contrario nel 1570 risultava più attivo il ramo di Scirocco. Queste alternanze erano probabilmente dovute anche ai frequenti lavori nei vari canali per derivare artificialmente l’acqua per l’irrigazione e per la navigazione.

A preoccupare la Serenissima Repubblica Veneta erano le alluvioni del Po di Tramontana poiché, oltre a costituire un serio ostacolo alla navigazione interna,  minacciavano di interrare progressivamente la laguna di Chioggia.

L’idea di immettere le acque padane nella sacca di Goro con il taglio del Po delle “Fornase” nei pressi di Porto Viro fu portata avanti nel 1563 da Marino Silvestri, proprietario di vaste campagne nel territorio di Loreo. I periti accolsero con favore il progetto Silvestri in quanto suggeriva un nuovo alveo, indipendente e maestro. Il progetto era grandioso ma incontrò la tenace opposizione degli altri proprietari terrieri della zona, obbligati a sostenere tutta la spesa del taglio.

Il pericolo comunque continuava ad incombere sull’intera area bassopolesana e sulla laguna, ma la questione del taglio incontrava ogni sorta di ostacoli di tipo economico e politico. Per sollecitare la decisione del Senato Veneto a giungere ad una soluzione anche Luigi Groto, il cieco di Adria, quasi certamente pronuncio nel 1569  un’orazione.

Oltre agli interessi locali la Serenissima doveva poi far fronte alle proteste, prima degli Estensi e poi dello Stato Pontificio. Con la morte del duca Alfonso II d’Este il Ducato di Ferrara nel 1597 fu incamerato dalla Santa Sede, papa Clemente VIII, e i rapporti già tesi divennero aspri e drammatici.

Finalmente il 27 agosto 1599 il Senato Veneto approvò il progetto.

Il 5 maggio 1600  il Provveditore Alvise Zorzi poteva scrivere a Venezia: “… ho dato principio questa mattina a gl’incanti del lavoro del taglio…”.

I lavori continueranno non senza problemi per quattro anni e il 16 settembre 1604 Zuan Giacome Zane poteva scrivere a Venezia “Hoggi alle ore 19, con il favor del Signor Dio, si ha data l’acqua al novo taglio, la quale vi è entrata per cinquanta e più aperture che si sono fatte nel medesimo tempo all’argine, et doppo haver fatto un poco d’empito, in spatio d’un’hora in circa si parizò con l’altra acqua dell’alveo, et continuò il suo corso come fu tuttavia placidissimamente. Piaccia al Signor Dio che come ha principiato a correre con molta felicità, così continui per sempre et nella escrescenza di Po, portandovi quelle maggiori acque che si spera apporti a Vostra Serenità quel servitio che è desiderato a beneficio publico et de’ particolari ancora…”.

 Va ricordato che nel settembre del 1600, la Santa Sede aveva ordinato il taglio di Papozze – Santa Maria del Traghetto per condurre le acque nel Po di Ariano, ora Po di Goro. I lavori, affidati ad un centinaio di operai, furono però sospesi a tempo indeterminato dopo otto mesi. Il materiale residuo, ferro e legname, fu offerto al provveditore Alvise Zorzi che respinse sdegnosamente l’offerta tanto conveniente quanto sgradita.

Il 16 settembre 1604 nasce così il Delta moderno, i veneziani avevano visto giusto e in poco tempo anche la laguna veneta tornò alla vita.

A pagare il prezzo della sopravvivenza di Venezia fu il Ferrarese. Il Porto dell’Abate risultò ben presto interrito, il Porto di Volano venne invaso dalle acque del mare, cancellando di fatto tutta l’opera di bonifica compiuta dagli Estensi.

Per saperne di più:

Piergiorgio Bassan, Il dominio veneto nel Bassopolesine, vol I , Abano Terme 1972;

Claudio Mancin, Il Delta del Po, genesi di un territorio, Grafiche Dienne, Taglio di Po 2002;

Aldo Tumiatti, Il taglio di Porto Viro, aspetti politico – diplomatici e territoriali nel Delta del Po (1598 – 1648), Grafiche Diemme, Taglio di Po 2005